
Gli Electric Sun Defence sono un formidabile duo nato in Scozia sulla piccola e suggestiva isola di Eigg e composto dal polistrumentista Joe Cormack e dal batterista Pete Colquhoun, entrambi provenienti dalla band progressive post-metal The Massacre Cave. In questo album di debutto Estuary per la label inglese Road To Masochist, i Nostri mettono in scena un paesaggio sinfonico dalle forti tinte dure esplorando un sogno fantastico, caloroso ed essenziale.
Il segnale oscuro e inquietante di “Shimmer” si contorce nell’atmosfera e fa da intro alla stupenda title-track d’apertura “Estuary”. Un brano dolce e incantevole che ci cattura in uno stato di quiete sensazionale all’inizio, per poi lanciarsi in una caotica struttura violenta e aggressiva nella voce e con riff martellanti tritaossa, fino a portarci in un clima vibrante e tecnico grazie agli innumerevoli cambi di direzione virtuosi e gustosi. Segue il tempo cavernicolo e potente in “Fountain of Blood” con un riferimento alle strutture stile Mastodon e la linea vocale rauca di Cormack che ad intervalli tecnici lascia spazio a melodie più rilassanti, illustrando un mosaico duro finalizzato in un godibile ritornello e una composizione sensibile. La distorsione pesante su “His Will” invece fa da contorno a un movimento sospeso e malinconico nonostante la base sia ruvida e incendiaria, con un basso che da tocchi profondi e una parte centrale sognante e magnetica. Con “The Master’s Garden” ci culliamo in un ambiente più lento di un classico timbro post-rock, con le chitarre che si cimentano in accordi ricercati e l’esplosione liberatoria gonfia di calore per un brano emozionante. “Spiderweb” conclude la prima parte del disco con una registrazione vocale anni Cinquanta di una ragazza in preda a un trip interiore che spezza la propria fragilità in un mondo disconnesso e accoglie una traccia notevole, racchiusa nel basso ipnotico di grande fattura e una ritmica coinvolgente. “Choke Leper” è il momento più alto di questo lavoro con un brano grandioso, il migliore dell’intera posta: qui il tocco Alice In Chains affonda i sentimenti a dovere in un’emblematica canzone d’avanguardia. La voce sussurra parole narrative e insieme al tempo geniale di Colquhoun da alla luce un incredibile esecuzione da pelle d’oca, mostrando gli artigli nell’urlo di dolore centrale e il solo trascinante che chiude la traccia. Ci avviciniamo alla fine con la breve e drammatica “Dysmorph” passando per “Phatom Limb Amputee”, un’altra energica opera che regge l’urto nonostante il delirante polverone che si crea al suo interno, colorando una nevrotica linea eccellente di suoni taglienti. Chiude il cerchio “In Bestia” con la rabbia micidiale che fa da colpo finale e penetrante a un incredibile produzione.
Estuary è un disco solido ed emotivo che incastra una raccolta di brani frenetici per travolgere a dovere l’ascoltatore in un folle viaggio contorto e delicato.
(Road To Masochist, 2026)
1. Shimmer
2. Estuary
3. Fountain of Blood
4. His Will
5. The Master’s Garden
6. Spiderweb
7. Choke Leper
8. Dysmorph
9. Phantom Limb Amputee
10. In Bestia


