
I Lavisher arrivano da Chicago, nascono nel 2017, sono al secondo album, e lo dico fin da subito: la loro musica è di altissima qualità. Fin qui tutto bene, come recitava un famoso film di qualche anno fa. Andrà tutto bene, invece, uno slogan che è diventato mantra, in tempi più recenti. Ma, c’è sempre un ma, ricordiamocelo: in questo caso è, paradossalmente, il nobile valore accennato qui sopra. Infatti il combo americano ha un sound talmente definito, pulito, ben strutturato, che potrebbe – e sicuramente lo farà – far nascere problemi di fruizione all’ascoltatore di turno.
Facciamo un esempio concreto: il jazz. Può non piacere, può piacere, non è questo il punto. La questione è che quando metti su un disco jazz, il tuo corpo torna a riequilibrarsi, le note che escono dalla casse fanno ripartire tutta una serie di dinamiche organiche che la vita stressante, la noia, l’indifferenza, hanno reso aride. Ma non tutti se ne accorgono, il loro corpo sta meglio, solo che in superficie rimane uno stronzo diffidente, incline al logorio quotidiano e bon, finisce tutto nel cesso. Aligned & Vital fa esattamente lo stesso effetto. Ora non facciamo che pure noi recitiamo il ruolo della punta dell’iceberg. I Nostri suonano una mistura stranissima: dentro ogni singola canzone vengono buttati così tanti generi e richiami a band note e meno note, che la lista potrebbe risultare lunghissima. La base, se vogliamo sgrassare il tutto, è uno psych rock; il centro di una galassia in continua espansione, dove a strappi lisergici tanto cari al genere, ecco contrapporsi momenti di introspezione, subito frustati da poderosi riff moderni, nu metal dei tempi migliori, il tutto sfiorato da leggiadre sfumature pop, di quel pop che ci ha fatto amare la plastica, l’alienazione, la scarsa alimentazione e le derive alcoliche. Una serie di tracce che spronano al piacere, a tratti intimo, a tratti laido, per chi ama (e giuro che cito solo alcuni nomi): Soundgarden, Marilyn Manson, Muse, Pixies, Failure, Talking Heads, Depeche Mode, Faith No More, Haken. Come si evince da questo veloce elenco, la musica di Gavin Cushman III (voce, chitarra e gran parte del songwriting) e Benjamin Standage (batteria), è capace di intercettare i favori di un’ampia fetta di ascoltatori, e quindi di mercato discografico; ed è proprio questa la contraddizione! Un disco, tra le altre cose prodotto in maniera eccelsa, fin troppo bello, quasi che la definizione “perle ai porci” aspettasse da tempo la sua uscita. Un album stratificato, con innumerevoli chiavi di lettura, un compendio di idee che mai vanno a risultare fredde – anzi! – in un’incessante lavoro atto a risvegliare in noi sensazioni oramai sopite, ma non morte per fortuna.
In questo senso i Lavisher sono un miracolo, un “alzati e cammina” che serviva come il pane. Anche se, come sappiamo, chi ha il pane spesso non ha i denti.
(Nefarious Industries, 2025)
1. No Sign of Mine
2. Preemptive Waltz
3. Sultry
4. Ancients
5. Way Too Much
6. Topped & Tailed
7. Charmer
8. Gritty
9. Howl
10. Aligned & Vital
11. Detached
12. Redress


