
I Molosser sono un nuovo e misteriosissimo gruppo proveniente dalla Nuova Zelanda, e più precisamente dalla capitale Wellington. Di loro si sa poco o niente, e zero contatti social, se escludiamo un profilo Instagram con quattro post di numero. Pure dei componenti si conosce pochissimo (di fatto si conoscono solo le iniziali), ma alcuni di loro hanno però un passato famoso, avendo militato in band come gli Heresiarch o i Diocletian.
Questo EP auto-intitolato è l’unica uscita discografica che hanno pubblicato per ora, e la musica proposta dai Nostri è un death metal cupo, oscuro, ed asfissiante, con qualche venatura black metal e molta dissonanza. È il tipo di musica estrema che ultimamente va di moda (relativamente parlando, ovvio), caratterizzata da una produzione lo-fi, malessere e riff primordiali. Per fare un paragone, i primi gruppi che mi vengono in mente sono i loro bravissimi compatrioti Vicissitude (che se non conoscete, vi esorto a scoprirli), o ad esempio i Fossilization. La proposta dei Molosser però non si limita a pestare, ma offre anche aperture inaspettate, in grado di prendere la canzone e portarla dalla parte opposta di dove era iniziata. Ma la musica dei Nostri non si ferma qua, e quindi li scopriamo in grado di proporre momenti più lenti e catartici che ricordano quasi i Winter (chi se li ricorda?), oppure scrivere certi ricami di chitarra che se ascoltati bene, ricordano per suono e per composizione gli arrangiamenti migliori che Burzum è stato in grado di scrivere. La voce di A.K. arriva direttamente dalla parte più profonda e buia dell’inferno, e anche il resto non scherza: riff tritasassi, accordature bassissime e una dissonanza continua che avvolge il malcapitato ascoltatore in una nuvola di fastidio e malessere. Queste sono le caratteristiche di questo EP, e lo si capisce già dalle primissime note dell’apripista “Strychnine Hill”. Ma se questo non vi basta, i Molosser hanno anche la capacità di suonare dannatamente old school (che è un complimento, per me), toccando i nomi più famosi che vi possono venire in mente, e un esempio lampante di questo si sente bene in “Ogre Column”, che con quel rallentamento finale e chitarra lenta e disperata mi ha ricordato il perfetto connubio tra i Benediction ed i primissimi Paradise Lost e/o My Dying Bride. Ma il brano più bello secondo me è il conclusivo “Indomitable Force”: canzone lenta, malata e malsana, quasi un lamento, in grado di prendervi e trascinarvi verso un abisso nero senza fondo, per poi finirvi con una cavalcata finale.
In conclusione, ottimo EP d’esordio per questi misteriosi neozelandesi: se questo è solo un assaggio del loro potenziale fanno sperare veramente bene. Band da seguire e da tenere d’occhio!
(Gutter Prince Cabal, 2026)
1. Strychnine Hill
2. Ogre Column
3. Vengeance Manifest
4. Indomitable Force


