
Nel 2025 i Feversea erano usciti con il loro primo full-lenght: Man Under Erasure, un album che nonostante si presentasse con delle caratteristiche molto precise (un blackened post-metal dal piglio moderno), era comunque un lavoro molto particolare, che dava l’idea di una band con una certa voglia di dar libero sfogo alla propria creatività. Wormwood in the Veins of the World, riprende il discorso interrotto con il precedente.
Wormwood in the Veins of the World è un EP di quattro tracce, siamo sui venti minuti di musica, che per essere un EP lo si può tranquillamente definire più che soddisfacente. Dicevo che il discorso viene ripreso, ancora blackened post-metal, ancora quello spirito moderno, la carica depressiva di un mondo in decadimento si fa sentire in delle linee vocali a metà tra la noia e una trance spirituale, fino al momento in cui la musica si fa più aggressiva e la stessa cosa vale per le vocals. Si percepisce un carattere compositivo che non guarda al modo solito di concepire musica. Si va a cercare una chord progression assai inusuale, dando al tutto un aura mistica, quasi esoterica, che assieme alla voce della bravissima Ada Emberland ricostruisce un po’ quell’atmosfera tipica dei nostrani Messa. In ogni caso, oltre a questa capacità di creare spesse coltri di atmosfera, la band riese a piazzare perfettamente sfuriate devastanti, che in questo caso, rispetto al lavoro precedente, suonano forse meno black metal. In più di un’occasione si ha quasi l’impressione di stare ascoltando una sorta di strana fusione terribilmente drammatica tra Converge e Djerv, ma con quel tipico peso emotivo e riflessivo del post-metal.
Un disco interessante senza alcun dubbio che lascia con una bella esperienza d’ascolto. Ricordabile soprattutto, che non è cosa da sottovalutare.
(Dark Essence Records, 2026)
1. Wormwood in the Veins of the World
2. All Gall Is Divided
3. Bileblack
4. Sounding the Third Trumpet


