
Strana è la vita di chi vive costantemente il paradosso di stare in equilibrio, precario o meno, tra la continua ricerca dell’originalità e dell’innovazione e poi si rifugia nella sicurezza della propria zona di conforto. È quello che accade a chi scrive, in questo momento in cui si ritrova tra le mani questo split tra due band del sottobosco black metal della zona di Trondheim, ossia Enevelde, one man band nelle mani di Brage Kråbøl, e i Gjendød, trio attivo dal 2016 che vede tra i propri membri Terje Myhre Kråbøl e Christian Broholt, accreditati nell’ultimissima formazione conosciuta dei Thorns nel 2007 (spulciando si scopre peraltro che tra le due band di Elegier fra avgrunnen ci sono dei legami parentali). Più che di fioretto i due progetti scelgono di andare direttamente con l’ascia bipenne e già da qui capirete che spazio per la sperimentazione ce n’è poco. Eppure, appunto, la sensazione di sentirsi a proprio agio è confermata.
Aprono le danze i quattro pezzi a carico Enevelde ed è come attivare una macchina del tempo che ci riporta indietro fino a metà anni Novanta (sarebbe superfluo menzionare le band di riferimento). La sensazione di già sentito, di strade già percorse è evidente, molto e per qualcuno troppo presente, ma le canzoni si fanno ascoltare e mostrano grande padronanza dei propri mezzi, con dei buoni intrecci delle due chitarre, voce ferale e una buona alternanza tra blast beat e doppia cassa a fare da cadenza tra la varia emotività delle parti. Forse al nostro si può lamentare il fatto che il modello del poker delle canzoni proposte si muove poco e appaiono tutti molto simili senza lasciare tracce memorabili (escludendo forse la marziale, almeno inizialmente, e finale “Fødelsdefekt” che risulta essere elegante e piacevole). “Verden Våkner” spalanca l’uscio alla proposta dei Gjendød ed effettivamente sembra salire il grado di crudezza e ferocia. Più grezza la produzione, soprattutto le chitarre, più grezza la voce e si nota con piacere la scelta al mixaggio di tenere alto il volume del basso, che scopriremo essere spesso la guida pulsante dei pezzi del trio. Come spesso accade nel modo di esprimersi di un certo black del periodo di riferimento delle band protagoniste dello split, nella crudezza generale dei pezzi si insinua spesso e volentieri una melodia ben dosata e ben calibrata. I pezzi dei Gjendød sono più vari dei quattro che li hanno preceduti e si scorgono qua e là riferimenti all’ambito pagan/viking o al metal più classico.
A mio modesto avviso i Gjendød si fanno preferire agli Enevelde (la scelta di fare tutto in autonomia sembra aver limitato l’ispirazione generale), per quanto la loro proposta non sia (non vuole essere) niente che possa far gridare al miracolo. C’è però tanta onestà e tanta coerenza, oltre che alla cura generale con cui i musicisti delle due band si sono approcciati sia al canone che alle singole canzoni. Onestà, coerenza e quindi qualità che ci permettono di trascorrere una piacevole quarantina di minuti. Rimane il dubbio iniziale e difficilmente risolvibile tra innovazione e riproposizione stilistica. Certo è che, nel desolante panorama attuale, trovare dei pezzi fatti e suonati bene è una goduria, non di certo una consolazione.
1. ENEVELDE – Ut av deg selv
2. ENEVELDE – Langt fra umaken verdt
3. ENEVELDE – På dødelige terskler
4. ENEVELDE – Fødselsdefekt
5. GJENDØD – Verden våkner
6. GJENDØD – Dødsrikets pinsler
7. GJENDØD – Mennesketårnet faller
8. GJENDØD – Utslettelsen


