
Ho sentito spesso parlare dei Jaguero e dei loro live energici, e quando finalmente ho scartato il pacco arrivato dalla Spagna con il loro 12” (insieme a due 12″ dei Quercia), mi aspettavo di trovarmi davanti a un gruppo metal‑core. L’idea era alimentata sia dalla provenienza dei membri — Slander, Regarde e La Fortuna, tutte realtà legate all’hardcore — sia dal fatto che leggevo spesso il loro nome su riviste di chiara matrice old school. E invece, con mia estrema sorpresa, mi sono trovato davanti a un album sospeso tra emo e rock, con sprazzi di grunge e, perché no, anche di vecchio punk. Un suono che molte band stanno approcciando con successo e con sfumature diverse — penso ai Drug Church, ai Turnstile, agli High Vis — ma che i Jaguero reinterpretano con una personalità tutta loro. Quindi un disco “copia carbone”? Assolutamente no, come dicevo. Apro una parentesi: il sottoscritto, per età anagrafica, ha vissuto la prima ondata emocore (Dischord Records, Rites of Spring, Embrace) e la seconda (Ebullition Records, Julia, Amber Inn), ma si è un po’ perso all’uscita della terza (Texas Is The Reason, Braid), forse un po’ troppo melodica per i miei standard. Ecco, i Jaguero partono proprio dalla terza ondata come ispirazione, in questo primo full‑length, che segue i due EP Worst Weekend Ever e New Love, e che si intitola Make Me Feel Alive Again, rappresentando un vero punto di definizione identitaria. Il gruppo costruisce un suono ibrido, difficilmente etichettabile, ma sorretto da una forte linea emocore che funge da collante emotivo e stilistico.
L’album alterna aperture melodiche a momenti più abrasivi, veloci (ma mai frenetici) e volutamente sporchi (complice la registrazione), mantenendo sempre un filo emotivo coerente. La produzione è più lo‑fi e compressa rispetto ai lavori dei loro “cugini” internazionali: una scelta che, lungi dall’essere un limite, mette in evidenza l’impatto emotivo, la spontaneità e quella ruvidità che sembra parte integrante della loro identità. Se dovessi trovare un paragone italiano, li affiancherei agli Eversor o in tempi più recenti ai Feldspar, ma sarebbe un torto per tutte le band: i Jaguero hanno davvero una cifra stilistica originale, che non vive di nostalgia né di reinterpretazione. “Monday” è un pezzo più rallentato e introspettivo, che mostra la loro capacità di respirare e non correre sempre a mille. “Solid Ground” e “RN RN” hanno ritmi sostenuti, chitarre ruvide, un’urgenza emo-punk che non rinuncia mai alla melodia. “Postcards”, la traccia conclusiva, più riflessiva e meditativa, e chiude il disco con un tono quasi catartico.
Make Me Feel Alive Again è un debutto sulla lunga distanza solido, ben articolato e sorprendentemente maturo, capace di mediare tra l’immediatezza dell’emo melodico e la profondità del grunge, senza perdere la freschezza punk che li caratterizza. I Jaguero non sono solo “la somma delle band da cui provengono”, ma una realtà nuova, viva e con una voce propria.
(Anchors Aweigh Records, 2026)
1. Lit
2. Hold Me Close
3. Solid Ground
4. A Million Times
5. Monday
6. Twentyfour7
7. RN RN
8. Cheer Me Up
9. Dive In
10. Postcards


