
C’è stato un periodo della mia vita in cui anch’io ero intelligentissimo come tutti voi, e di conseguenza ascoltavo musica intelligentissima. Iniziai con i Tool, che dopo un iniziale fraintendimento riuscirono a fare breccia ed insediarsi nel mio cervello per molti anni, per poi scoprire gruppi simili, come i Karnivool, fino ad approdare a lidi inesplorati per il sottoscritto, come ad esempio i bravissimi Dredg (purtroppo spariti), e addirittura gli Aereogramme (scoperti grazie a quello strano split con gli Isis), lontani anni luce dai miei gusti. Poi sta cosa è passata – per fortuna, aggiungo io -, e negli ultimi dieci anni difficilmente torno a quelle sonorità, ma oggi faccio un’eccezione. I The Valley sono un gruppo italiano proveniente da un ridente paesello dell’entroterra ligure (in verità non ha niente da ridere…), e sono all’attivo dal 2018. Hanno da poco pubblicato il loro primo EP intitolato Latent Greatness, e le loro sonorità girano intorno a quella roba intelligentissima di cui parlavo poco sopra: musica progressiva, colta, con un sottofondo grunge e post-metal, e con tanta personalità.
Come ci si può aspettare per questo tipo di musica, la prova da parte di tutti i componenti della band è veramente ottima. Liriche complesse, espresse altrettanto bene dal cantante Eros Povigna, e supportate magistralmente dalla base ritmica solida e mai banale di Alessandro Concas (batteria) e Simone Baccino (basso), e chitarre particolarmente ispirate e di gusto di Mattia Miniati. Interessante la produzione, con suoni un po’ datati (leggasi come “primi anni Duemila”), che donano un leggero strato di malinconia all’intero EP che non mi dispiace affatto. Adesso, io non so se questo sia stato voluto di proposito oppure no, ma alla fine funziona, ed è quello che più importa.
In Latent Greatness troviamo quattro canzoni (cinque, se contiamo anche una extended version di “Eons”) che mostrano tutte le capacità di scrittura e di esecuzione dei The Valley. Tracce tra di loro diverse, ma allo stesso modo accomunate da tanta passione ed energia, che hanno la grande capacità di annidarsi nel cervello e non andarsene. Molto belle infatti l’apripista “Hypnagogia” e la successiva “Eons”, con dei ritornelli così semplici da riuscire a stamparsi in testa dopo il primo ascolto e non andare più via. Senza contare il break particolarmente toccante in “Eons”, che ho trovato molto, molto bello. La successiva “Magpie’s Eyelid” mi ricorda le cose belle e delicate che solo i Dredg sapevano fare, senza però copiarli, e mantenendo comunque la personale impronta dei The Valley. La conclusiva “Like I Never Lived (Without You)” è infine particolarmente integrante, con una linea vocale che trova la sua giusta collocazione tra i Deftones, gli Alice In Chains, e gli Staind, ed una base melodica che spazia nell’universo dei Tool.
In conclusione, ottima prima prova per i liguri The Valley, che con Latent Greatness dimostrano tutta la loro bravura e potenziale. Band emergente da tenere d’occhio e da supportare in massa.
(Volcano Records, 2026)
1. Hypnagogia
2. Eons
3. Magpie’s Eyelid
4. Like I Never Lived (Without You)
5. Eons (Extended Version)


