
Dopo aver scritto musica col nome di Kick, la coppia artistica formata da Chiara Amalia Bernardini e Nicola Mora non interrompe il proprio viaggio, ma ne ridisegna i confini. Tornati con un nuovo progetto, Angel Names, debuttano con un album omonimo per i tipi di Dischi Sotterranei. Il percorso artistico non si accomoda, avendo in passato gettato ottime basi, ma piuttosto ne muta forme e sapori, spingendo il sound dei Nostri verso un alternative rock viscerale, capace di abbracciare con facilità tanti generi affini alla malinconia e alle suggestioni emotive che, come spilli, costellano la vita di tutti i giorni.
Con un background molto dissimile tra loro – Bernardini, anima oscura e transgenere, più orientata verso sonorità black, death e dark; Mora, forse più sensibile, posizionato tra shoegaze e partiture cinematiche della library music – gli Angel Names riescono a convogliare diverse sfaccettature all’interno di ogni brano. Questa spinta duale si riflette nella cura millimetrica della produzione, affidata allo svedese Elmer Hallsby (in passato già con gli Isolated Youth). Il produttore è riuscito a valorizzare i contrasti interni della band, espandendo l’estetica sonora verso territori internazionali. Il percorso di avvicinamento all’album è stato insolito: ben otto tracce su nove sono state svelate progressivamente come singoli, lasciando alla sola opener “Broken Nail” il ruolo di inedito assoluto al momento dell’uscita. Se da una parte si è andato a sacrificare l’effetto sorpresa nell’ascoltare un disco intero per la prima volta, dall’altra ha permesso alla band di edificare una familiarità graduale con il pubblico, assemblando una struttura accogliente, solida e stratificata. L’identità musicale, come detto all’inizio della recensione, è ben riconoscibile. Il duo sa scrivere benissimo canzoni che, spinte dal basso pulsante, sempre in primo piano, si attorcigliano attorno ad esso, facendosi lambire da inserti leggiadri di tastiere, incursioni mai troppo invadenti della chitarra, e un ottimo lavoro di batteria e percussioni. A livello vocale, il doppio cantato rincara il valore di ogni brano, con Bernardini che, ovviamente, si prende la scena con la sua voce abile nel districarsi tra parti soavi – nella maggior parte dei casi – e altre più grevi, e Mora che col suo registro fumoso e confidenziale, regala una solida impronta d’autore a ogni episodio. Angel Names è un lavoro delicato, fatto di momenti sognanti, dove le emozioni si fondono completamente con le note; un lotto di canzoni che raccontano principalmente di amore, il sentimento che muove ogni trama del creato, ma anche di sofferenza, di delusione, di disincanto, di apparenze e clamorosi colpi di scena, per lo più drammatici.
Bernardini e Mora, bagnati da un’ispirazione invidiabile, prendono la new wave e il post-punk, mesciano il tutto con un pizzico di noise, di grunge, sonorità cinematografiche, sensualità gotica e disagio esistenziale che puzza tanto di Seattle, e ce ne fanno dono tramite un debutto che necessita del suo tempo per raccontarsi, per sviscerare ogni angolo remoto. Ma è un tempo che l’ascoltatore concede con piacere e con inaspettata pervasione, frutto di una magia intrinseca di queste nove, bellissime, canzoni. Lasciatevi sedurre, lasciatevi prendere per mano, lasciate che parole mai udite vengano a solleticarvi.
(Dischi Sotterranei, 2026)
1. Broken Nail
2. Soaked in Starlight
3. Glitter
4. Rollercoaster
5. All You Can Eat
6. Lion on the Door
7. Turn Into a Bird
8. Sugar Crush
9. Un Dolce Finale


