
Quelli che dicono (o meglio, credono) di intendersi di musica, e che, puntualmente, ci insegnano il mestieraccio dello scribacchino musicale a tempo perso, dibattono sul nulla cosmico che ruota intorno a quale sia il genere musicale degli HOLYSTONE. Desert doom, garage punk, fuzz, e via di termini tanto sterili quanto inutili che nulla aggiungono, e nulla tolgono, alla qualità di un disco che a nostro avviso è indiscutibile, ma soprattutto slegata da contesti, e dinamiche, contraddittorie come queste. Partiamo dalle basi. Gli HOLYSTONE sono un trio australiano che arriva da Brisbane, nel Queensland, composto da Wolfe Peterson (chitarra/voce), Jonny Pickvance (batteria), e dalla nuova arrivata Madison Morris (basso/voce) che debutta proprio su questo album. Ed è proprio la sua figura quella che conferisce maggiore dinamicità alla band, con un apporto che si rivela decisivo, e che contribuisce a rinnovare, rinfrescare, e a rendere maggiormente interessante la proposta. Per onestà, va sottolineato come il debutto del 2024 East of the Sun, West of the Moon fosse già qualitativamente indirizzato verso il raggiungimento di uno status piuttosto elevato, anche se non fresco, e intrigante come questo Accepting Omega, in grado di fornire una resa maggiormente orientata alla profondità, alla densità, e alla completezza.
Il disco si caratterizza immediatamente per un sound estremamente cupo, che mostra, e trasmette, un’accentuata inquietudine, quasi esistenzialista, resa tangibile attraverso la ricerca di scelte stilistiche policrome, in grado di tenere sempre alta la soglia di attenzione. Il tutto grazie ad un’ottima padronanza di mezzi, e a una costruzione intelligente, che permette alla band di non svelare le proprie carte alla prima mano. Alla lunga ciò che emerge, al netto di una scelta estetica che non può non richiamare un immaginario strettamente connesso con La montagna sacra di Alejandro Jodorowsky, è il feeling del trio con le declinazioni derivanti da quell’acida psichedelia che ha da sempre un posto privilegiato tra i nostri ascolti. Accepting Omega non fa nulla per nascondere il suo approccio misterioso, che racconta un mondo in cui la solitudine, la perdita di speranza, e il proliferare di pensieri depressivi fanno da contraltare alla necessità di provare a ritrovare un senso all’esistenza che stiamo vivendo, più che mai inesorabilmente proiettata verso la fine.
L’album, che vive di contrasti che permettono di mantenere freschezza e vitalità, anche nei momenti più stratificati o meno immediati, è quindi da vedere come un qualcosa di molto ben congeniato, equilibrato, e a suo modo elegante, che non guarda alla ricerca ma all’immediatezza, all’impatto diretto. Al suo interno non c’è un brano che spicca in modo particolare, ma un insieme di fondo, che risulta decisivo per la resa globale, permettendo al disco di proseguire indefesso del proprio percorso espressivo. Un disco eterogeneo, carico di tensione e di varietà espressiva, e quindi vincente, che sa essere parte di un tutto riconoscibile e individuabile, intenso ed energico, equilibrato, intelligente.
(Suitcase Records, 2026)
1. The Prophecy (Jaws of Victory)
2. Brave Design
3. Guided by Stones
4. Procession
5. Sleepwalker
6. The Accomplice Pt.I (The Offer)
7. The Accomplice Pt.II (Father’s Funeral)
8. Cavitation
9. The Oracle Speaks


