
Nati nel 2014 in una cittadina della Bassa Sassonia, i Kalamata (dal nome di una nota varietà di olive, come vuole la leggenda) si sono subito fatti notare per uno stile strumentale basato su riff stoner rock, progressioni ipnotiche e distorsioni fuzzy, senza tralasciare atmosfere space rock reminiscenti dei leggendari Kyuss. Una cifra stilistica che non è mai stata messa in discussione, persino a fronte di una lunga pausa di nove anni prima della pubblicazione del loro terzo lavoro in studio, ZENOSDYNE. Il trademark del trio è infatti rimasto intatto: questo concept album di cinque brani, a metà strada tra l’intimismo e la riflessione esistenziale, sintetizza la propria essenza attraverso l’unione dei titoli delle tracce, la cui sequenza compone la laconica frase “THERE IS NO COMING BACK” (“Non si torna indietro”).
Detto ciò, analizzare i singoli brani in modo isolato risulterebbe tanto ostico quanto riduttivo. Come lungo una linea sinuosa, l’album si apre con le tracce “THERE” e “IS”, le cui sonorità richiamano in alcuni passaggi gruppi come The Obsessed e Paradise Lost, per poi svoltare drasticamente nella cupissima “NO” e chiudersi in maniera quasi beffarda con “BACK”, caratterizzata da un’introduzione in pieno stile Fu Manchu. Il consiglio è quindi quello di ascoltare l’opera tutta d’un fiato per coglierne e apprezzarne ogni sfumatura, complice anche una produzione chiaramente concepita per un ascolto organico e continuativo.
Un’ultima curiosità: la copertina del disco si ispira a un’antica leggenda di Hildesheim (città natale dei Kalamata) che racconta la storia di una fanciulla che, trovato il fidanzato ucciso da un fulmine, vaga smarrita nel folto di una foresta buia.
(Copper Feast Records, Made of Stone Recordings, 2026)
1.THERE
2. IS
3.NO
4. COMING
5. BACK


