
Amalie Dahl è oggi uno dei nomi di punta del jazz di avanguardia europeo. Su questo non possiamo transigere. Il genere potrà anche non piacere, ma è innegabile il ruolo rivestito dalla sassofonista danese all’interno dell’establishment jazzistico continentale. Nata, come detto, in Danimarca, Amalie ha però scelto di attraversare lo Skagerrak, la porzione di Mare del Nord che separa la sua terra natale dalla Norvegia, e di stabilirsi nel sud dell’Østlandet, a Oslo. È qui che, insieme all’inseparabile sax contralto, ha dato vita al suo progetto Dafnie, con cui esplora le infinite possibilità del free jazz più sperimentale, quello in cui convivono in dissonante armonia anche elementi noise e di avanguardia. Il suo è un approccio che negli anni si è sempre mantenuto aderente ad una versatilità stilistica che, in questo momento, pare averla portata ad un punto di svolta nella sua carriera. È il momento di fare il salto di qualità definitivo. E un album come questo è qui a dimostrarlo.
Con Live at Moldejazz Amalie ci mostra una versione inedita del suo progetto originario, vale a dire la versione estesa. Dal Dafnie come siamo abituati a conoscerlo, passiamo infatti al Dafnie Extended, realizzato dall’aumento del numero dei partecipanti. Quello che però non cambia è l’approccio, ancora una volta, e costantemente, votato alla sperimentazione e all’improvvisazione, con cui Amalie sublima la (nostra) necessità di sentirsi liberi. Con la versione Extended tutto viene portato alla sua massima espressione. Non ci sono più limiti, ma solo orizzonti da esplorare. Ne deriva un sound ancor più potente e dirompente, in cui Amalie cerca di restringere la forbice tra l’improvvisazione e la fluidità di ascolto. Continua nel suo lavoro di ricerca, ma abbraccia una sperimentazione che vuole essere quanto più diretta possibile, che possa permetterle di restare all’interno di un pattern accattivante che inchioda gli ascoltatori sul posto. Il tutto, se possibile, senza perdere l’idea di collettivo, che è alla base del progetto. Il disco, al di là del semplice ascolto, permette di entrare in contatto con un approccio che esula dai canoni musicali contemporanei, e che abbraccia richiami agli anni in cui, in passato, la sperimentazione, anche nelle forme più apparentemente ostiche, era la regola, e non l’eccezione come accade oggi. Questo dal vivo è il terzo album per l’ensemble della Dahl, dopo Dafnie (Sonic Transmissions Records, 2022) e Står opp med solen (STR & Aguirre Records, 2024), un album che allargando il ragionamento possiamo pensare come un’esperienza multisensoriale. Chi pensa che sia il caos a governare questo stato di cose commette un crimine contro l’umanità, ancor prima che contro la musica. Il progetto di Amalie è quanto di più organizzato in ambito di improvvisazione, in cui nulla è lasciato al caso. Ed è tutto perfettamente funzionale al discorso globale. Dall’ascolto emerge un senso di avvolgente calore che si trascina e ci culla per tutti e sette i momenti in cui il disco si divide, che ci permette di conoscere un mondo alieno di cui nulla o quasi conoscevamo, ma che, pian piano, si modella davanti ai nostri occhi, fino ad assumere contorni sempre meno sfumati, e diventando sempre più intrigante. Sette brani in grado di lanciarci ad altra velocità verso l’ignoto, in un continuo alternarsi di emozioni sempre più intense, di timbri cangianti, e di soluzioni armoniche che improvvisamente deragliano nella dissonanza, finendo per infilarsi sottocute, e da lì proseguire fino al cervello. Perché è proprio lì, all’interno della corteccia cerebrale, che esplode fragorosamente tutto il potenziale di un disco che può davvero andare a soddisfare il palato anche di chi con il mondo jazz non ha mai avuto nulla a che fare.
Live at Moldejazz è un album che trasuda dolore, ma anche armonia e speranza, in cui la malinconia passa dal buio alla luce in un istante, in modo naturale. Un disco che, a fine ascolto, lascia addosso un senso di completezza e di pace interiore, che non vorremmo ci abbandonasse mai.
(Sonic Transmissions Records, 2026)
1. intro
2. floating
3. drifting_turning
4. parallels
5. slow_motion
6. in flux
7. longing


