
Anneke van Giersbergen. Basterebbero solo nome e cognome per fare la recensione. Sarebbe senza dubbio comodo, ma decisamente troppo facile, per cui andiamo oltre la stima verso un’artista che ha caratterizzato il nostro passato più recente, e che abbiamo anche avuto occasione di vedere dal vivo, con i The Gathering in un periodo particolarmente florido per la band olandese, e vediamo di raccontare questo secondo EP della trilogia iniziata lo scorso anno con La Vie, e che si concluderà l’anno prossimo con il capitolo finale L’Amour. Dopo la vita, Anneke dedica questo suo ritorno alla morte. La Mort è infatti il titolo che ha scelto per la seconda parte del progetto in tre parti con cui ha scelto di aprirsi a noi, rivelando(ci) tutto il mondo che si porta dentro. Guardando alla sua storia più recente, non possiamo non far coincidere la sua scelta con la perdita di entrambi i genitori, deceduti nell’arco di due soli mesi. Anche se – come ci tiene a sottolineare lei stessa – non tutte le canzoni del disco parlano direttamente di morte.
I quattro brani che compongono l’EP raccontano un immaginario toccante, in cui la voce della van Giersbergen va ancora una volta a nozze, in un saliscendi di emozioni che si susseguono in un alternarsi di intensità tra brani che rappresenta il vero punto di forza del disco, in un crescendo che prosegue fino all’apice dell’ultimo brano, quel “Sail Towards The Sun” che sentiamo quanto mai vicino all’essenza più intima dell’artista olandese. Quella di Anneke van Giersbergen è una voce che rappresenta uno dei cardini fondamentali degli ultimi trent’anni in ambito musicale alternativo. Ne eravamo certi ai tempi in cui militava nei The Gathering, e ne siamo ancor più certi ora, che ha scelto una strada da solista che le permette di sperimentare senza doversi sentire legata a cliché che il ruolo di cantante metal le imponeva. Così come in La Vie, anche in La Mort non abbiamo punti di riferimento a cui guardare per provare a razionalizzare l’ascolto. La musica scivola via libera, fluendo in un modo inarrestabile, grazie ad un’eleganza di fondo che non fatichiamo ad individuare come il collante tra i quattro momenti del disco. Anche questo secondo EP è stato registrato in presa diretta con quella che è la sua band attuale, scelta che valorizza ancor di più il suo lato più eclettico e la sua grande maturità artistica.
La Mort guarda, concettualmente parlando, all’intimità di una donna che non ha paura di raccontarsi, e che ha scelto di farlo in maniera (qualitativamente) sublime, esaltando i momenti più intensi della propria esistenza, recente e passata, in una continua ricerca sonora emotivamente avvincente, che ci permette di guardare alla totalità del progetto, anche se siamo solo a due terzi del viaggio, e di affermare che si tratta di un qualcosa di realmente estatico. Per essere un concept ispirato alla morte, è un qualcosa che esula dai cliché. Quella che si respira infatti è un’atmosfera fortemente caratterizzata da un senso di immanente bellezza, che strada facendo si fa trascendente e luccicante, portandoci a individuare in essa l’unica strada realmente percorribile per arrivare laddove le ferite fanno ancora male, e dove siamo in grado di guardare al futuro solo attraverso la rielaborazione del passato. Un concept sulla morte, intesa come assenza di amore, e quindi, volendo, anche in grado di cantare la morte dell’amore.
(Label Mates, 2026)
1. Fade In Fade Out
2. Handle Me With Care
3. Red Sky
4. Sail Towards The Sun


