
Ci sono dischi che riescono a rallentare la scansione temporale per come la conosciamo abitualmente, e che ci trasportano in un “altrove”, dove mondi lontanissimi si aprono davanti a noi. È lì, dove l’atmosfera è rarefatta, e quasi irrespirabile, al punto che non riusciamo a pensare e respirare con lucidità, dove regnano le parole non dette, quelle non necessarie e quelle che sono destituite di ogni senso, che incontriamo il mondo incantato di Francesca Bono e Vittoria Burattini. Ora Sono Un Lago, secondo album per il duo, dopo l’esordio di Suono In Un Tempo Trasfigurato del 2023 (di cui avevamo parlato anche qui, sulle nostre pagine), rappresenta il lasciapassare per accedere al trasferimento spaziotemporale che possa permetterci di raggiungerle. Se il loro debutto era conciso con l’entusiasmo per una freschissima e gradita novità, questo loro ritorno – ancora una volta su Maple Death Records – è invece da vedere non solo come la conferma di quanto di buono già emerso, e metabolizzato, ma anche, e soprattutto, come un ulteriore passo avanti, in modo deciso, che porta la nostra dipendenza nei loro confronti ad un livello in procinto di tracimare.
Ora Sono Un Lago riparte esattamente laddove Suono In Un Tempo Trasfigurato si era concluso. Ma non si limita a riproporre le medesime idee, anzi, le amplia, con qualità e intelligenza, prefiggendosi di andare a sondare territori ultraterreni realmente alieni, in cui perdersi è facilissimo, e dove mancano totalmente punti di riferimento a cui aggrapparsi per non venire travolti dalla seducente proposta delle due, che infatti non faticano a prendersi tutte le nostre attenzioni. Bastano davvero pochissimi istanti per capire che l’idea di libertà in questo nuovo lavoro è ancor più radicata. Il tutto grazie ad un approccio spiazzante, in continua e costante evoluzione, che fa di Ora Sono Un Lago un album minimalista, ma da una forte caratterizzazione stratificata, che si delinea e si modella ad ogni nuovo ascolto. Non a caso, crediamo di non sbagliare, nel momento in cui pensiamo a Ora Sono Un Lago come a un disco che sia difficilmente metabolizzabile al primo intrigante, e seducente ascolto. Occorre infatti lasciar decantare i brani, in modo che possano liberare tutto il potenziale di cui sono dotati un po’ per volta, con un rilascio lento, ma costante. Quello orchestrato dal duo Bono / Burattini è un caleidoscopio di suoni, colori, pensieri ed emozioni che sublima perfettamente la nostra voglia/necessità di alienarci da un quotidiano che avvertiamo in modo tanto opprimente quanto distante dal nostro sentire più intimo. Una varietà di sensazioni che ci porta a pensare all’album inquadrandolo come un tentativo di osare andato a segno, e che quindi sentiamo di dover premiare per il coraggio di aver scelto di andare a toccare tutte quelle corde interiori che sarebbero altrimenti rimaste nascoste e dimenticate, e per averlo fatto senza scendere a compromessi. Abbiamo sempre pensato che le realtà che, alla lunga, restano ai vertici espressivi, e che diventano dei punti di riferimento, sono quelle che riesci a riconoscere immediatamente, perché fanno parte di te. Se ci avessero fatto ascoltare Ora Sono Un Lago in una sorta di blind test, avremmo impiegato pochissimi istanti per capire che si trattava del nuovo album targato Bono / Burattini. Proprio per il motivo di cui sopra, perché il legame che riescono a creare con l’ascoltatore è di quelli viscerali.
Quando ascolti un album, e riconosci immediatamente l’autore, al buio, senza conoscere il brano, significa che sei alle prese con una realtà che viaggia stabilmente verso il consolidamento. Questo anche perché Francesca e Vittoria hanno scelto un approccio che le pone in una posizione di vantaggio, determinata dal fatto che i loro brani guardano all’essenzialità. Riescono cioè ad arrivare a destinazione, nella corteccia sensoriale, a livello cerebrale, dove nascono le emozioni, senza perdersi per strada, appesantite da inutili orpelli, in modo da mantenere sempre alta la nostra attenzione. In estrema sintesi quindi, non possiamo che guardare a questo loro ritorno come a un disco estatico, per anime che non vogliono abbandonarsi all’idea di non poter più sognare, ma che consideriamo anche, a suo modo, visionario, in un’accezione che sposa l’idea della delicatezza più che dell’astrattezza. Un disco che trasuda emozioni, e che continua a inchiodarci in quello spazio di cui sopra, dove un universo sconfinato chiede solo di essere esplorato.
(Maple Death Records, 2026)
1. Ora sono un lago
2. Prove d’esistenza/Il gesto
3. Nuda vela
4. Come un riflesso
5. Acrobata
6. Tra le labbra
7. Fragili danze
8. Il volo dell’angelo
9. Oltre le palpebre
10. Lonely blue star


