
A distanza di un anno da quel Raìse che anche qui su GotR ottenne responsi davvero lusinghieri, Elli de Mon torna a far sentire la sua voce. E lo fa con un progetto che merita la massima attenzione. Grembo de Pria, il sette pollici di cui vi parliamo oggi, è infatti un qualcosa che esula dall’idea di disco in quanto tale, come supporto fonografico. “Monte Orco” e “Late Bianco”, i due brani che lo compongono (entrambi disponibili però solo nella versione fisica, con il digitale su Bandcamp che si limita al solo brano di apertura) sono da vedere come lo strumento che Elli ha scelto per dare voce, forza e sostegno alle donne che si ritrovano a dover interrompere la gravidanza. Quella dell’aborto è una tematica che, in un paese fintamente laico, dove il cattolicesimo striscia viscidamente sottotraccia, divide ancora oggi, nonostante siano passati quasi quarant’anni dall’introduzione della legge 194. Non siamo qui a inventare nulla di nuovo, basta restare sulla più stretta attualità, e limitarci alle disposizioni introdotte dal governo attualmente in carica, che cercano di rendere sempre più difficile per la donna l’accesso alle IVG, con la presenza delle associazioni antiabortiste, e pro-life, nei consultori pubblici. Grembo de Pria prosegue sulla scia del recente album, ancorato a quel mondo incantato che lo caratterizzava, attraverso una riscoperta e una riconstestualizzazione del dialetto, visto come il legame con la terra natìa, espressivamente inserito in quella falsa riga concepita a cavallo tra folk, blues, sciamanesimo e psichedelia.
Elisa, che è donna intelligente e culturalmente preparata, sceglie di non abbassare il livello della propria dialettica, e affronta l’argomento con un piglio di grande spessore. Sceglie infatti di far parlare le tradizioni locali, quelle legate alle montagne del vicentino dove ha ambientato la saga di Raìse, e lo fa con due brani che sussurrano, ma che toccano nel profondo. Sono proprio le montagne, che, nel loro ruolo di madri, creano e disfano a proprio piacimento, in un continuo ciclo della natura, che prosegue nella sua trasformazione, ma che non avrà mai fine. Elli ha inoltre scelto di dedicare parte del ricavato alle associazioni impegnate nel sostegno dei ginecologi non obiettori, e a quelle che offrono aiuto psicologico alle donne che scelgono di intraprendere un percorso di questa portata, che non fatichiamo a individuare come uno dei momenti più dolorosi nella vita di una donna, con cicatrici indelebili, al cuore e alla vista. Nel momento in cui approcciamo un disco come questo, così denso di contenuti, è inevitabile che, anche involontariamente, si finisca per mettere in secondo piano l’aspetto più strettamente musicale, tale e tanta è l’importanza dell’argomento trattato. Questo però, è un errore che non ci possiamo permettere di fare. Grembo de Pria non è un’operazione scevra dal punto di vista artistico, anzi. I brani sono carichi di intensità, e fortemente coinvolgenti da un punto di vista emotivo, grazie alla scelta di non andare a cercare un approccio eccessivamente rumoroso, in favore di una valorizzazione intimista che contribuisce a creare un tutt’uno con l’aspetto concettuale. Un album intero sarebbe stato, alla lunga, forse troppo pesante. Meglio quindi scegliere un formato come questo, che permette di razionalizzare il messaggio, e di arrivare immediatamente a destinazione. Complimenti quindi a Elli de Mon per la lucidità con cui ha affrontato la costruzione del disco.
In chiusura sento di dover prendere posizione in merito alla questione giustamente sollevata da Elisa con il suo sette pollici. Oggi la donna che si ritrova nella scomoda posizione che la mette davanti all’opportunità di interrompere la gravidanza, e sceglie di avvalersi delle disposizioni garantite dalla legge 194, diventa automaticamente colpevole di un crimine che lo stigma sociale le catapulta addosso, come fosse la peggior criminale sulla faccia della terra. Come se non bastasse il peso di una decisione come questa, ecco arrivare anche la gogna che la mette all’angolo, le critiche e i giudizi di chi non ha alcun diritto di inserirsi in un contesto così personale. Nella mia esperienza trentennale in ospedale sono (fortunatamente) capitato poche volte in turno nei reparti di day surgery dove vengono svolte le IVG. Ma ciò non ha minimamente lenito il mio senso di inutilità, e di imbarazzo (legato all’idea che la mia presenza potesse dare fastidio). Non sono mai riuscito a stabilire un contatto con le donne che rientravano dalla sala operatoria. Chiuso in un silenzio rumorosissimo che mi portava a pensare di essere un elemento di disturbo, ho cercato più volte una strada che potesse permettermi di provare a lenire il loro dolore, ma non ci sono mai riuscito. Ho visto morire decine di persone, e altrettante moriranno in mia presenza, ma il dolore di una donna che ha appena abortito è una cosa che va oltre la morte. L’unica certezza che ho, è quella che, in ogni caso, al netto di tutto questa mia inadeguatezza, continuerò a difendere i diritti della donna e a difendere la legge 194/78.
(Rivertale Productions, 2026)
1. Monte Orco
2. Late Bianco (solo su disco)


