
Nocturnal Consolations, recente album pubblicato dalla Instant Classic, etichetta polacca dedita alla musica non convenzionale, sublima la collaborazione tra due musicisti apparentemente distanti, soprattutto da un punto di vista di formazione, che cercano però di realizzare un punto di incontro con cui coniugare il suono ancestrale dei loro strumenti classici con una visione moderna, garantita da un approccio che porti al suono del domani, quello in cui possiamo considerare come realizzabile l’applicazione del pensiero libero alla musica. Il progetto, che riporta solamente i nomi dei due, senza andare a cercare astrazioni di altro tipo, è stato messo in piedi dal polistrumentista sloveno Iztok Koren (banjo, guembri, steel drum, kalimba, effetti, harmonium, sintetizzatore analogico) e dal chitarrista polacco Raphael Rogiński (chitarra elettrica, effetti). La scelta di non andare oltre, lasciando i loro nomi in copertina, a identificare la loro liaison artistica, sposa l’idea che abbiamo immediatamente fatto nostra, al primo ascolto, e cioè che non è stato necessario creare nulla di più. Basta infatti ascoltarli per rendersi conto del fatto che l’essenziale era già qui, ben presente davanti a noi, sotto forma di musica, e stava già invadendo il nostro spazio vitale, andando a catturare i nostri sensi, in un rapimento pressoché totale.
Nocturnal Consolations è da vedere come un album polifonico, che sa essere seducente proprio nel momento in cui ci lasciamo travolgere dal turbinio di sensazioni che i due sono (stati) in grado di (ri)creare, con l’intento (non dichiarato, ma evidente) di creare musica universalmente valida, in grado cioè di poter essere apprezzata, e letta, da tutti, senza distinzioni. Un album in cui sono state bandite del tutto le sovraincisioni, volutamente creato in presa diretta, per catturare il momento e fermarlo nel tempo. Etnomusica che disarma e rende liberi, attraverso un punto di incontro individuabile come un non luogo, pervaso da libertà totale, dove non esistono spazi, chiusure, dogmi.
Quello di Koren e Rogiński non è solo suono, ma un qualcosa che diventa altro, trasformandosi in un linguaggio nuovo e autentico, in cui troviamo momenti di pathos accentuati ed esaltati da un pensiero ricorrente che si impadronisce della nostra attenzione, in prima battuta, e, solo a seguire, del corpo. In una sorta di ipnosi allo stato puro, che riesce ad essere inquietante, laddove lascia intravedere silenti spiragli di oscurità celati con maestria dal rincorrersi dei due. Un linguaggio in grado di coniugare folklore, musica popolare, e tradizionale, con cui si sposta tra presente e passato, in una ricerca tra Medio Oriente, nord Africa ed Europa orientale, in un ponte immaginario tra oriente e occidente, che vede il suo centro ideale, nell’intramontabile fascino che dai Balcani si sposta fino al Bosforo. Un suono che si fa parola e rompe il silenzio, sussurrandoci una lingua a noi estranea, seducente, ricca di idee di cambiamento. E che potrebbe diventare davvero il suono dell’anima. Un suono che si nutre di malinconia, orgoglio e appartenenza, in un percorso che mostra ancora una volta l’inutilità dei confini, in musica come nella vita.
(Instant Classic, 2026)
1.I Put Horns on My Worries
2. Labyrinth of Air – Fire Cat
3. Island in the Midst of a Dried-up Sea
4. Secrets Reveal Themselves Gently
5. Labyrinth of the Sea – Sunken Sun
6. The Children Have Grown Up
7. I Submerge Myself
8. The Spirit is Becoming a Desert
9. Labyrinth of Earth – Night Sun
10. Time Accelerates
11. Labyrinth of Oblivion – End of insomnia


