
URGH segna il ritorno dei Mandy, Indiana a distanza di tre anni da i’ve seen a way (Fire Talk), ma segna anche il debutto per la band britannica con la Sacred Bones Records. Un cambio di etichetta che sposa anche, e soprattutto, un cambio di passo, con cui evidenziare una crescita indiscutibile per il quartetto, più che mai lanciato verso un approccio libero da ogni tipo di dogmatismo. Quello dei Mandy, Indiana è un nome che ci permette di andare incontro a un ragionamento che guardi alla necessità di cercare un linguaggio che sia realmente nuovo in ambito sonoro, soprattutto se pensiamo di volerci rivolgere ad un settore che si autodefinisce alternativo. E un album del calibro del loro URGH è il perfetto esempio di come sia possibile andare a stravolgere i pattern sonori senza sostanzialmente inventare nulla, ma limitandosi a riscrivere un concetto operando solo un’inversione delle parole che lo compongono. Rielaborando cioè una frase in modo che tutto possa inizialmente risultare di non facile apprendimento, se non addirittura ostico, ma che poi, man mano che si procede rivela tutto il suo potenziale, e tutta la sua dirompente forza, senza perdere il significato originario.
URGH è quindi inquadrabile all’interno di un concetto che guarda alla riscrittura dei paradigmi punk, contestualizzati al millennio in corso. Perché una cosa deve essere certa, sin da subito. L’album dei Mandy, Indiana è quanto di più punk abbiamo ascoltato di recente. Spogliamo però l’idea di punk dai suoni e dagli stereotipi estetici a cui siamo storicamente legati. I Mandy, Indiana sono punk dentro, nell’approccio, non nell’apparenza, o nell’appartenenza. Anzi, sono totalmente slegati da ogni contesto al quale si voglia cercare di inchiodarli. Il loro è un album coeso, pur se estremamente eterogeneo, che si decostruisce mentre suona, con la conseguenza che ci ritroviamo da capo, in cerca di un punto fermo a cui fare riferimento, ma che non siamo in grado di trovare. Non c’è alcun modo di fermarsi per razionalizzarlo, e non possiamo che finire travolti dall’incipiente delirio di idee, saldate tra loro in modo a tratti stravagante, ma che suona sempre in un modo che sovrappone marzialità e aggressività, in un caos espressivo, ma assolutamente lucidissimo, figlio di una dissonanza che prova ad allargare il focus compositivo e sonoro di un progetto che sembra consapevole di tutto il potenziale di cui dispone, e che si mostra e si sottrae quasi contemporaneamente, in attesa di sferrare l’assalto decisivo. URGH sublima la nostra voglia di violenza sonora, ma lo fa senza eccedere in isterismi, con uno sguardo ben calibrato sulla qualità di una proposta, che non ammette degenerazioni. Un disco che cambia pelle in continuazione, e che esplode, distruggendo ogni cosa avesse fino a quel momento messo in piedi, con grande ferocia, forte di una carica emotiva non indifferente, soprattutto a livello concettuale. Un disco che, al netto di tutto, è tutt’altro che facile da ascoltare, ma che ci ha affascinato proprio per questa sua intransigenza sonora, e per il fatto di riuscire a trasudare costantemente energia. È qui che individuiamo il focus dell’album. Nel tentativo (riuscito) da parte dei Mandy, Indiana di realizzare un lavoro con un approccio digitale, ma che suona e ha un aspetto fisico e tangibile al momento dell’ascolto. Travolgente e frenetico, URGH è un disco che sa essere tanto inquietante quanto accogliente, creativamente quasi perfetto, ma altrettanto deciso nella sua componente concettuale volta alla denuncia della tossicità della peggiore mascolinità, quella che purtroppo troppo spesso finisce per alimentare la cosiddetta cultura dello stupro.
Con un linguaggio di questa portata, i Mandy, Indiana disinnescano e distruggono i nostri pensieri, per poi tornare indietro per riaccenderli nuovamente. Forte di un’idea di fondo che diventa un pugno nello stomaco dei benpensanti, degli ignavi, di tutti coloro che non prendono mai posizione, dei superficiali, e di chi si gira dall’altra parte (in pratica della stragrande maggioranza della popolazione mondiale, troppo presa da se stessa per poter anche solo pensare agli altri) URGH è il manifesto contemporaneo più provocatorio, rabbioso, rumoroso e intenso, ma soprattutto lucido che circola in giro. Ignorarlo sarebbe un crimine, soprattutto verso noi stessi.
“De Paris à Gaza et sous les oliviers / Viendra justice pour tous ou justice pour personne“
(Sacred Bones Records, 2026)
1. Sevastopol
2. Magazine
3. try saying
4. Dodecahedron
5. A Brighter Tomorrow
6. Life Hex
7. ist halt so
8. Sicko! ft. billy woods
9. Cursive
10. I’ll Ask Her


