
Le Grandmas House sono un quartetto inglese che arriva dal sud-ovest della Britannia, a ridosso del confine con Galles, e più precisamente da Bristol, città che ha dato, musicalmente, i natali a realtà come Massive Attack, Portishead, Tricky e gli Idles. A distanza di sei anni dalla nascita della band la londinese Brace Yourself Records ha scelto di investire su di loro permettendole di realizzare Baby You’re A Winner, il proprio album di debutto. Nel frattempo le quattro però non erano rimaste con le mani in mano. Avevano infatti dato alle stampe tutta una serie di EP, che, oltre a consolidare il progetto grazie ad una serie crescente di consensi, avevano permesso alla band di modellare il proprio sound.
L’album si caratterizza per un approccio sporchissimo, ma che non disdegna inattese aperture melodiche, che alimentando il contrasto degli opposti, vanno a sancire un legame che spinge verso una resa decisamente ipnotica. Baby You’re A Winner è un album decisamente graffiante, che, al netto dell’idea di rappresentare il debutto discografico, mostra già una grande maturità espressiva, messa in piedi attraverso tutta una serie di sfumature che evidenziano una personalità piuttosto spiccata, che lascia intravedere grandi cose per il futuro. Un disco che parte deciso per poi assestarsi e lasciare sul finale i brani più toccanti, più intensi, emotivamente parlando. Mostrando come si possa far male anche sottovoce. Al netto del fatto che, forse, una manciata di pezzi in meno avrebbe maggiormente giovato alla resa complessiva, in termini di fluidità e di facilità di ascolto, l’album mette in mostra tutta la vitalità di cui sono dotate le Grandmas House, capaci di realizzare un disco ricchissimo di soluzioni, in grado di tenere alta l’attenzione in modo pressoché costante. Ed è proprio qui, nella varietà della proposta del quartetto inglese che crediamo di poter individuare il focus dell’opera. La forza della band sta quindi nel riuscire a spostarsi, muovendosi a ridosso tra i generi, senza stazionare stancamente in una comfort zone, in cui sarebbe facile andare a perdere il proprio smalto.
Le Grandmas House non prendono una posizione netta, facilmente individuabile, ma preferiscono (di)mostrare la propria capacità espressiva attraverso l’esibizione di un controllo totale, che sancisce la forza delle idee. Non scendono mai troppo a fondo nella ricerca dell’autocompiacimento, ma sanno di essere qualitativamente dotate. Così come non eccedono in cacofonie, preferendo restare all’interno di un paradigma che permette loro di scegliere soluzioni cangianti, ma sempre riconducibili ad un’idea di base chiara, e riconoscibile, in cui il ruolo della cantante/chitarrista Yasmin Berndt brilla come un diamante grezzo. Perché alla fine le Grandmas House sono realmente un qualcosa da sgrezzare, in modo da portare alla luce tutte le indubbie qualità di cui sono dotate, rimaste, almeno in parte, finora, confinate, in attesa di poter esplodere. Un album, e una band, che necessitano ancora di qualche piccolo accorgimento prima di poter veramente dirsi a posto sotto tutti i punti di vista.
(Brace Yourself Records, 2026)
1. Baby You’re A Winner
2. DOG
3. Blue Oblivion
4. The Table
5. Hurricane
6. Dance
7. Next Big Hit (Choo Choo)
8. Taxidermy
9. Soaked
10. I Miss That House
11. How It Is
12. Spring


