
Gli Oreyeon sono una band stoner rock originaria di La Spezia e attiva dal 2014. Nascono inizialmente come Orion e mantengono tale nome per il primo triennio di attività, per poi cambiare definitivamente nell’attuale Oreyeon a partire dal 2018. I musicisti coinvolti sono poi tutt’altro che di primo pelo, provenendo da ulteriori esperienze stoner nei Woodwall (Matteo Signanini alla chitarra), Mexican Mud (Richard Selvaggio e Andrea Ricci, rispettivamente basso/voce e chitarra) e Army of Angry Youth (Pietro Virgilio, batteria). La ricetta degli Oreyeon non è particolarmente cambiata nel corso degli anni e prevede un concentrato di stoner rock che spesso e volentieri intraprende la strada dello stoner/doom metal, attingendo a piene mani dalla psichedelia pesante. Il risultato è un prodotto che vede, da una parte, la centralità del fuzz a costruire un suono monolitico, ipnotico e al tempo stesso ruvido e granuloso e, dall’altra, le atmosfere dense, distorte e instabili tipiche della psichedelia più cupa e oscura. Un suono sabbathiano, fortemente influenzato dall’hard rock anni Settanta, dalla pesantezza rituale e avvolgente degli Sleep e da quella costante tensione tra immobilità, trance ritmica e vibrazioni lisergiche del desert rock dei Kyuss.
La particolarità del qui recensito The Grotesque Within, più che nel suono, è nel concept: il disco si ispira infatti all’imaginario letterario di Thomas Ligotti, scrittore, poeta e saggista statunitense noto come autore di horror contemporaneo, in particolare nelle categorie del weird e new weird. L’atmosfera che i liguri cercano di portare alle orecchie dell’ascoltatore è in qualche modo inquietante e l’obiettivo, centrato in pieno, è quello di fornire una rappresentazione di come l’assurdo sia ormai un tutt’uno con il mondo reale. È il concetto del disturbingly familiar tanto caro alla narrativa weird, secondo cui ciò che dovrebbe essere familiare diventa incomprensibile e dai connotati ostili, dove figure, oggetti e situazioni comuni sono corrotte da un’energia sinistra. Gli Oreyeon tramutano quest’idea in musica tramite un’estetica decisamente poco levigata, enfatizzando le frizioni e saturando di suono un ambiente che diventa progressivamente claustrofobico. Inoltre, l’effetto straniante è dovuto anche all’eccessiva (in senso buono) familiarità dei riff che, ripetendosi ossessivamente, arrivano a conferire al suono tenore decisamente inquietante poiché non diverso da uno sguardo fisso e ostile puntato dritto verso ciascuno di noi. Da ultimo, quando la familiarità raggiunge il suo apice, la band cambia spesso registro, togliendo anche l’angoscia come ultima certezza e rendendo del tutto incerta la visione della realtà. Terminiamo la disamina di The Grotesque Within con una nota sulla componente vocale, che non emerge per contrasto ma, al contrario, risulta immersa nella massa sonora e partecipa alla materia sonora stessa, densa, opaca, quasi soffocante. Una voce che non racconta l’orrore dall’esterno, ma è immersa nello stesso e gli Oreyeon, come Ligotti, non sono narratori di una storia, ma sono intrappolati nelle forze oscure che la governano.
In definitiva, The Grotesque Within è un gran bel disco stoner, acidificato (è proprio il caso di dirlo) da una psichedelia pesante dai contorni oscuri e indecifrabili. Un lavoro che si ispira ai Sabbath, agli Sleep e ai Kyuss, che immerge il tutto nel mondo inquietante e grottesco di Thomas Ligotti e arriva a plasmare una musica ipnotica e al contempo sinistra, inquietante e criptica nella forma e nel messaggio.
(Heavy Psych Sounds, 2026)
1. Echoes Of Old Nightmares2. Nothing But Impurities pt.1
3. Nothing But Impurities pt.2
4. The Grotesque Within
5. Something Over There
6. I’m Your Mistake
7. Dead Puppet Eyes


