
Confesso colpevolmente di essere stato per anni ancorato ad un’idea della Relapse sostanzialmente legata alla mia adolescenza, quando agli inizi degli anni Novanta, la label statunitense pubblicava dischi con cui ho sublimato tutta la mia delirante inquietudine – album di gente come Exit 13 e General Surgery, al tempo realtà iconoclaste, espressione di una visione, non solo musicale, ma anche della vita, portata all’eccesso e all’intolleranza. Ritrovo la label di Philadelphia oggi, 2026, con un album, per me atipico, come Death Knocks delle Hoaxed, terzetto tutto femminile di Portland, Oregon, città che recentemente ci sta dando non poche soddisfazioni da un punto di vista musicale. Il disco, il terzo per loro, è il secondo che fanno uscire con la Relapse, dopo Two Shadows del 2022.
L’album mostra una band saldamente al controllo di quelle che sono le qualità di cui dispone, sia nei singoli interpreti, che come insieme. Una band che ha saputo lavorare duro, e che oggi può vantare una decisa maturazione, soprattutto a livello compositivo, con cui esaltare la resa complessiva di un disco costruito su una forte compattezza di insieme, prima ancora che sull’estro di soluzioni che rischierebbero di risultare fini a loro stesse. Il segreto del disco è quindi da ricercare nel riuscitissimo connubio tra il groove e la (mai eccessivamente spasmodica o forzata) ricerca delle melodia. Un insieme di intenti che ci conduce verso un continuum qualitativo orientato ad una sfacciata irriverenza. Le Hoaxed hanno scelto di osare e hanno fatto centro. L’album è qui a testimoniarcelo, con la sua elegante coerenza sonora, con la coesione tra tutte le sue parti, perfettamente bilanciate. Il tutto spinto verso una ricerca che guarda a richiami di sonorità del recente passato, con l’intelligenza di chi sa come non rischiare di cadere nel grottesco. Il loro è un sound che, al netto di un approccio a tratti quasi scarno, riesce ad essere costantemente a fuoco, in grado di liberarsi di tutto quel superfluo che, oltre ad appesantirlo, porterebbe a perdere l’immediatezza, l’energia e l’impatto di cui è costituito.
Death Knocks da un punto di vista concettuale invita a guardare all’ignoto, in prossimità dell’exitus, senza però farsi prendere dalla paura che ci attanaglia in punto di morte. Un disco che sa come catturare la nostra attenzione, attraverso tutta una serie di momenti decadenti e oscuri impeccabilmente esibiti, in un approccio che punta decisamente al sodo. In costante ed energica tensione, martellante, ma senza essere troppo ossessivo Death Knocks è un disco molto ben fatto. Intelligente soprattutto nel suo voler guardare a tematiche occulte in una visione adulta, spogliata da isterismi adolescenziali. Un album coinvolgente, immediato, grintoso e raffinato, che stiamo mantenendo in alta rotazione nello stereo di casa.
(Relapse Records, 2026)
1. Where the Seas Fall Silent
2. Kill Switch
3. Promised to Me
4. The Fallen
5. Looking Glass
6. Dead Ringer
7. Wretched
8. The Family
9. Killing Stone


